il pensiero del M. - karate brescia

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storia

Il pensiero del maestro

All'inizio di questa nuova avventura con il karate Brescia ho fatto alcune riflessioni, e , mi sono concentrato in particolare, su come spiegare ai più piccoli e non in cosa consista la via del Karte-do.
Ho pensato di farlo in modo diverso dal passato, non solo riproponendo i principi del nostro fondatore G.Funakoshi che rimangono sempre ben saldi nella mia mente , ma guardandomi dentro per potere dare una testimonianza in prima persona di cosa sia per me , e di cosa si deve aspettare un giovane (... o non ) che la intraprenda.
Non preoccupatevi non penso ad un  trattato, ma ad una cosa semplice che anche i più piccoli conoscono bene...un tema!
Per la verità , ne ho rispolverato uno , fatto un paio di anni fa in occasione del concorso gambarimasu  , scritto di getto a sera inoltrata , lasciando scorrere nella penna trentanni di karate, di cui 12 passati a fare gare di kumite con molti maestri della zona ormai amici da sempre.
Spero che vi sia utile , se non altro per farvi capire cosa sia stato e cosa sia il karate per me, buona lettura.

Karate allo stadio: partita per una crescita sana forte equilibrata
attraverso il karate contemporaneo

               
1. stadio karate do : calci e pugni a più non posso, movimenti goffi di straordinaria naturalezza da rubarti il cuore.

2. stadio fantasia :parate, schivate, rotolamenti, con trasformazioni da personaggi di cartoni animati o fumetti in supereroi .Abilità di trasformazione e fantasia eccezionale attraverso la percezione del proprio corpo.

3. stadio abilità : destreggiarsi con straordinaria eleganza  in percorsi di abilità motorie  dove più sono le difficoltà più ci si diverte, e una volta terminato il percorso si diventa karateka “ imparati”.

4. stadio aspetto ludico : gioco , la parola più bella del mondo che accomuna grandi e piccoli e che va di pari passo con le regole e sicurezza per se stesso e per gli altri , che cambierà e aiuterà a crescere con rispetto ed educazione non solo in palestra , ma anche nella vita di tutti i giorni.

5. stadio tecnica :apprendere le gestualità della tecnica con paroloni stranissimi in giapponese tra l’altro, che solo la parola mi fa girare la testa e mi fa sentire almeno 5 anni più grande, fare qualcosa in giapponese che nessuno sa fare troppo bello: gambe così un braccio di qua e l’altro di lì, dito girato, mano aperta, pugno chiuso, eleganza nei movimenti ancora grezza, ma di straordinaria bellezza.

6. stadio confronto – autostima : confronto in palestra per capire i propri limiti e alla ricerca sempre di nuove sfide  con i più e meno bravi per eccellere o per cercare di raggiungerei più bravi , il tutto con il massimo rispetto e con tanta umiltà che valorizza ulteriormente la nostra arte marziale.

7. stadio agonismo : gare per tutti, le prime portatrici   sane di insonnia  la notte prima della gara , agitazione,male di pancia ecc. ecc. Poi pian piano visto che nessuno ci mangia e pretende più di quello che siamo in grado di fare, diventano aggregazione , lavoro di gruppo per obiettivi comuni, conoscere e socializzare con ragazzi nuovi , imparare cose nuove dai più bravi e dai meno bravi e portare sempre a casa qualcosa( non la medaglia , neanche le botte , ma qualcosa che vale di più…)

8. stadio arte marziale : il karate come arte marziale può essere praticato per tutta la vita senza limiti di età. karate-do come via da percorrere per migliorare ed arricchire giorno dopo giorno corpo e mente in perfetto equilibrio.

9. stadio maestro sempre allievo e allievo grande maestro : praticare un solo ed unico karate dove allievi e maestri si trovano a lavorare, sudare, soffrire, giocare, imparare e gioire, all’aperto o in palestra per condividere la forte passione per questa fantastica arte marziale

10. stadio conclusione : quando pensi di essere “ imparato” al 100% riparti da capo, rimetti in discussione tutto ciò che hai appreso e ripercorri la via del karatedo cercando di migliorare sempre. A me piace pensare di essere nella foresta di pini ondeggianti sulla via giusta, la cui fine però è ancora molto lontana e sconosciuta.

                                                             
 
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